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Studio GUSTO V : terapia di riperfusione nell’infarto miocardico acuto con terapia fibrinolitica o combinazione di una ridotta terapia fibrinolitica ed Abciximab


La terapia con tPA ( tissue plasminogen activator ) per l’infarto miocardico acuto non produce una precoce, completa e duratura riperfusione in un certo numero di pazienti.
Diversi studi clinici di fase II hanno messo in evidenza un potenziale sinergismo tra la terapia fibrinolitica associata all’inibizione della glicoproteina IIb/IIIa nel miglioramento della riperfusione.
Lo studio GUSTO V ha confrontato l’effetto del Reteplase da solo e del Reteplase associato all’Abciximab nei pazienti con infarto miocardico acuto.
Allo studio hanno partecipato 16.588 pazienti colpiti da infarto miocardico acuto entro 6 ore e sopraslivellamento del tratto ST.
Di questi, in modo random, 8.260 sono stati assegnati al trattamento con un dosaggio standard di Reteplase e 8.328 a metà dose di Reteplase e a dosaggio pieno di Abciximab.
L’end-point primario era rappresentato dalla mortalità a 30 giorni. L’end-point secondario invece comprendeva diverse complicanze dell’infarto miocardico.
A 30 giorni il 5,9% dei pazienti nel gruppo Reteplase è deceduto rispetto al 5,6% del gruppo Reteplase e di Abciximab ( OD 0,95; CI, 0,83 – 1,08 , p = 0,43).
E’ stato osservato un minor numero di morti o reinfarti non-fatali con la combinazione ( Reteplase + Abciximab) che non con il solo Reteplase, e c’è stata una minore necessità di urgente rivascolarizzazione e minori complicanze ischemiche non fatali di IMA.
D’altra parte, ci sono state più complicanze emorragiche non intracraniche nel gruppo di combinazione.
L’incidenza di emorragie intracraniche ed ictus non fatale è risultata simile nei due gruppi.
Topol EJ, Lancet 2001; 357: 1905-1914

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